•19 aprile 2012 • Lascia un commento

Disperazione, Menzogna, Destino, Scelta, Segreto, Salvezza, Vertigine.

Giallo
I sorrisi, non razionale. L’angoscia. I sorrisi e l’angoscia. Prima i sorrisi e poi l’angoscia, stesso avvenimento. Il miele

Qual è il colore delle bugie? Non è blu.

Blu. Andare verso l’infinito. Scegliere: destino e scelta (un po’ di segreto e la salvezza. Vertigini, brividi). Puoi venire Dappertutto o tornare a teatro, dieci passi non sono una scelta. Il mare, le maree.
Tremavi.
Non so riconoscere le bugie ma la verità non trema.
Credere non pensare. Io credo. “Credici”. No.

Mordersi un labbro perché non si riesce a mordersi il fegato
Prenditi il sonno lasciami un sogno, Sogni.

Arriverà questo momento

Verde. L’invidia, non è la prima cosa verde, ma tra il Verde e la speranza ci sono un letto e due braccia e diventa verde anche la pazzia (diventare pazzo o impazzire?).  Tra l’invidia e la speranza, poi, ci sono anch’io.

Verde come gli accendini e le spine delle rose. Le spine dello stomaco

Rosso come le ciliegie quando si svegliano senza ricordarsi di aver dormito. Rosso come il fuoco. Rosso come le rose finte, che –patetico- restano sempre rosse, senza appassire e senza fiorire. Rosso come le rose: non appassiscono in un giorno

Perché? Questa è una risposta che merita l’inchiostro e i graffi sulla carta
Graffiare la pelle con una forchetta

Alla fine restano le angosce e il colore; e quattro pareti bianche

Dialogo tradotto per labili menti senza freni di passioni e il Nirvana

•18 aprile 2012 • Lascia un commento

“Parlare lo chiamavano”
“Di cosa si tratta?”
“è come pensare, ma con dei suoni, dei rumori, fruscii e rintocchi uniti a formare idee”
“Comunicavano col rumore dei ciottoli?”
“Sì: una civiltà basata sui suoni”
“e come potevano intuire?”
“Presta attenzione a quest’idea: mente e corpo. Immagina di scindere te stesso in due. Non hanno mai compreso la loro coscienza, non hanno mai intuito ciò che li legava. Alcuni si sono avvicinati, molti erano ad un passo senza saperlo. Una coscienza collettiva declinata singolarmente, due gocce che formano un fuoco. Erano candele incapaci di vedere la loro luce, troppo concentrate sul sacrificio necessario insito nel bruciare per produrla. Hanno fatto cose mirabili: il piacere, l’amore. Idee obsolete, travolte dal tempo. La soluzione era a portata di gemito, erano in grado di ricostruirsi in un momento, in un lamento innamorato eppure così pochi hanno visto oltre quegli occhi. Sensi. Erano fatti della stessa sostanza dei sedicesimi dei loro sogni. Innamorati: riesci a percepire questa idea? Primitiva certo -paura, se qualc(uno?) fosse passato di lì (ovviamente l’idea di spazio fu dimenticata ancor prima di quella di guerra) l’avrebbero dimenticato come si dimenticano i sogni, sia per la paura che stava provando sia per la causa del sentire: amore- ma notevole.
Incomprensibile per Noi, impossibile da intuire, migliaia di rumori erano fatti di sensi finché riuscivano a controllarli. Scindi te stesso in due: corpo e mente. Uniti solo in pochi attimi, passione -dimenticata- come comprendere sé stessi al di fuori di sé, nella Coscienza, negli occhi. Un uomo è sé stesso solo nelle iridi di Lei -sue, dimenticata-, eppure non intuivano la portata di questo desiderio. Erano creature primitive, capaci di molto se rapportate alla scarsità di ispirazione. Respirare -dimenticata- gesto involontario della mente riflesso sul corpo, eppure lo chiamavano istinto, incapaci di intuire. Orgasmo -dimenticata- l’apice dell’umanità, il momento in cui sono arrivati più vicini al comprendere Tutto, Noi. Assimila questa idea, primitiva, ma intuibile.’
‘Primit…’ Pianse, morendo.
Gemette venendo al mondo, nove mesi gli ci vollero per comprendere quell’idea, morì e divenne umano in un orgasmo.

Un ladro

•26 marzo 2012 • Lascia un commento

Passiamo metà delle nostre vite sognando, per la restante metà dormiamo: sugli autobus, nei parchi e  in banca.

Io quando non sogno rubo. Ricordi, cuori, vertebre.

Circonferenze

•22 settembre 2011 • Lascia un commento

Non ho visto le migliori menti della mia generazione, eran Morte di fame e buoni propositi.
Morte, di sogni realizzati per chi spera l’alba sia cosa d’altri

Ignorate questa gente fatta con i sedicesimi dei loro sogni

Rileggete prima di consegnare

•1 agosto 2011 • Lascia un commento

Le parole restano: tutte.
Quelle scritte, quelle pronunciate; è una mia paranoia: le parole sbagliate riesco raramente a dimenticarle.
La carta acuisce questa difficoltà, anche utilizzando il dolo del fuoco, un ultimo sguardo si concede da sè.
Di carta, alla vecchia maniera, se ne imbratta poca ormai (non è vero, anzi è anche piacevole far scorrere una penna sul foglio, ma sono troppo egocentrico per concedermi il piacere di farlo).

Che volgarità le parentesi

Le parole restano lì e prima o poi le rileggo, e a quel punto non mi piacciono più, è una questione mentale.
Perfezionista non è un aggettivo che possa descrivermi, è il dinamismo proprio di ogni parola che la rende imbarazzante una volta scelta definitivamente.

Un dialogo è più semplice da sostenere, non si ha mai la sfortuna di un interlocutore che vada oltre ciò che si vuole egli immagini di aver sentito

Raramente capita anche per quel ch’è scritto, di incontrare qualcuno che scinda immaginazione, esperienza, speranza e il restante novanta per cento di superbia nascosto dietro ogni parola.
Io però ci riesco rileggendo: quel novanta per cento della mia superbia la riconosco e a posteriori fa ridere (nella maniera in cui si ride delle barzellette sugli ebrei).

Mi perdono il lessico da zappaterra e la sintassi da giornalista, ma magari per noia scriverò qualcosa di nuovo

Quando si hanno i brividi nel leggere è per il suono, per le emozioni che ci s’aspetta necessariamente vengano sollazzate; se ricapita quando si rilegge forse c’è qualcosa che val la pena di indagare, anche di noi stessi.
A me talvolta capita, non fosse che son più le volte che non capita sarei orgoglioso della manciata di parole che ho lasciato qua nei mesi

Le ali della farfalla.

•15 marzo 2010 • 2 commenti

Che sorta di arte è la Vostra?
Forse che la farfalla non paga il fio di tanta dignità e bellezza con un’esistenza d’effimera durata?

No, la Vostra arte non è la bellezza, benchè ne siate ambasciatrice
e nemmeno la dignità che rilunde da ogni Vostro sguardo.

Il profumo della saggezza è forse il Vostro ingegno?
La saggezza non è comunicabile, la saggezza che un dotto tenta di comunicare ad altri ha sempre un suono di pazzia.
Le parole non sono altro che punti di riferimento per orientarsi verso il significato più profondo: chi sa non parla.
Quale sublime silenzio raccontano le Vostre labbra.

C’è forse un Dio che sia potente abbastanza contro l’Amore?

Per quanto desiderio abbiate di darVi, per quanto smaniosa ne siate, pure Vi occorre sempre un pretesto; e qual pretesto più comodo che aver l’aria di cedere alla forza?

Voi siete di vetro, e non s’abbia di far la prova se si possa romperVi o no.
Ma è più facile che vi rompiate, e quindi sarebbe una pazzia esporre al rischio di rompersi ciò che, dopo, non si potrebbe più Amare.

Non Omnis Moriar

•25 febbraio 2010 • Lascia un commento

Non s’osi più guardar la luce.

Lustro di genti lontane,

occhi verdi non del color del mare,

troppe volte ha colorate iridi mortali.

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-Il bacio di una madre che ha visto nascere il figlio-
Inarca le sopracciglia, lo sguardo di un bambino, la sua vita non ha mai avuto tanto valore. Non ha mai respirato aria viziata così profumata.
-Il brivido freddo di una moglie che respira il fiato dei fiori, inebriata da un odore che non esiste più-
Sono un’aquila che domina versanti di roccia e abissi di aria pura, sono l’ultimo cervo del branco che si adagia con un elegante inchino al sole che sorge, per rinascere in onde verdeggianti agitate dal vento e orde di fiori e colori.

Traccia un solco nella polvere, e un altro più breve a tagliare il primo. Il cuore spinge il sangue oltre le vene e colora la croce.

Non sarò morto del tutto: ho dipinto un quadro che splende della luce di Dio.

 
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